lunedì 23 febbraio 2015

Crema JPOP


In cinque anni di Università ho cambiato cinque camere in cinque collegi differenti. Tolto il primo anno dalle suore, in cui non potevo personalizzare neanche le pieghe del copriletto, ogni stanza nuova in cui mi trasferivo scatenava le mie più sfrenate manie di personalizzazione! Per un anno intero quell’anonima stanzetta doveva essere il mio mondo, doveva appartenermi tanto da parlare di me, tanto da esprimermi interamente al primo colpo d’occhio.

mercoledì 18 febbraio 2015

Pancake con yogurt greco


«Oggi a merenda ho festeggiato il compleanno di Pippi Calzelunghe, e mi sono quasi rotta un dente perchè ho messo delle durissime palline d’argento sopra la tortina di Pancakes! »
«Ah, compie gli anni adesso? »
«No, a novembre, però non è una precisa sulle date! »
«É venuta lì a Torino a trovarti?»
«No, mia dolce metà, Pippi Calzelunghe vive in un libro, e ne esce ogni volta che voglio...basta aprire il libro e leggere... »

La dolce metà credeva che Pippi fosse il sopranome di una qualche mia amica squinternata. Comunque domani la dolce metà torna a casa: sostiene che se io sono arrivata a festeggiare il compleanno di una bambina inesistente con i capelli rossi il mio limite di sopportazione della solitudine è stato varcato da un pezzo.
L’ho sempre detto che Pippi è magica!

martedì 17 febbraio 2015

Caramella Gianduja


Quando andavo alle elementari verso Carnevale si faceva sempre il gioco di abbinare le città italiane alle loro maschere. Chissà se si fa ancora? Forse no, mi sembra più uno di quegli argomenti da servizio di Costume e Società dopo il tg di mezzogiorno su rai due. Comunque, dato che oggi è martedì grasso voglio presentarvi una nuova carnevalesca abitante della mia Isola dei dolci sperduti, ma prima vi racconto la storia di Gianduja, la maschera piemontese per eccellenza.

lunedì 16 febbraio 2015

Arrosticini impanati al limone


L’idea (bellissima) di Alessandra ha fatto le capriole su nuvole di panna, cioccolata calda, croissant e bicerin. Così quella che doveva essere una semplice e vezzosa colazione d’inverno tra foodblogger torinesi è diventata in un bel progetto per crescere, leggere e cucinare insieme. Si parte da un libro di cucina (e non potrebbe essere altrimenti) originale e ambizioso: “La grammatica dei sapori” in cui l’autrice, Niki Segnit, ha tentato una sorta di classificazione a 360° dei sapori del cibo. L’impresa è titanica, ma, pur limitata dalla soggettività e dal rischio di di avvitarsi in un catalogo alla Bouvard e Pécuchet, il volume che ne deriva è una straordinaria guida per lettori e cuochi golosi. La particolarità di questa piccola bibbia rosa, è che capovolge la prospettiva dei libri di cucina: qui il soggetto non è il cibo e le ricette che spiegano come cucinarlo, bensì il sapore (di solito risultato finale del processo) e le componenti che lo determinano. Il sapore si divide in 16 grandi famiglie principali, ognuna delle quali, come nella specie umana, si complica in mille arzigogolati rivoli di matrimoni e parentele.
Abbiamo deciso di utilizzare queste 16 grandi famiglie come base del nostro progetto (ambizioso tanto quanto quello dell’autrice). Ogni mese su questi schermi affronteremo una delle famiglie di sapori. Ognuna di noi si occuperà nello specifico di un solo ingrediente appartenente a tale famiglia proponendo una ricetta basata sull’abbinamento che l’ha suggestionata di più. La realtà è più semplice della descrizione, e basta un esempio per spiegare che questo mese il tema sarà la Famiglia degli Agrumati, io ho scelto il Limone, e propongo una ricetta basata sull’abbinamento Agnello & Limone suggerito dall’autrice del libro.

sabato 14 febbraio 2015

Tartufini di cioccolato (e altri frammenti amorosi)

Tartufini di cioccolato fondente con cuore di Marron Glacé
Confrontavo l’attesa trepidante di sfornare un dolce, o di assaggiare un laborioso manicaretto, dopo due ore di fatiche, con l’attesa amorosa (oggi è san Valentino). Dal cilindro delle mie gustose letture è saltato fuori Roland Barthes indagatore sopraffino dei tumulti del cuore (allego le sue parole, perchè cucina o sentimenti, sempre attesa è!). Secondo lui una materia deteriorabile come l’amore può essere decifrata e detta esclusivamente con una struttura frammentaria che ne eviti la banalizzazione. Secondo me il cioccolato, delicatissimo e onnipresente, si apprezza meglio con minuscole sbocconcellate golose: i tartufini. Frammenti amorosi, in entrambi i casi...

giovedì 12 febbraio 2015

Cicerchiata


Il bello di essere una Betulla culinaria vivente nella blogosfera è che le mie radici possono vagare su e giù per le tavole del mondo senza preoccuparsi di gravosi e sfuggenti concetti come identità, confini e lesa maestà della tradizione. I piatti che qui vengono pubblicati non devono mai giustificarsi o raccontare la storia tenera e ridicola di migrazioni famigliari e spostamenti da un capo all’altro dello stivale, come invece a volte è accaduto a chi scrive dietro a questo nom de Plume.

venerdì 6 febbraio 2015

Torcetti


Questi torcetti non sono soltanto un dolce sperduto...rappresentano un sapore che ho inseguito per anni, una specie di sfuggente madeleine proustiana che, di torcetto in torcetto non riuscivo mai a riassaporare. Il biscotto in sé non ha bisogno di molte presentazioni: è il classico prodotto da forno che nell’800 salta dalla panetteria alla più raffinata pasticceria secca. Nel passaggio si modifica un po’ il nome, da “torchietti”, cioè attorcigliati, a torcetti, la ricetta base si arricchisce ed il torcetto, da dolce tipico per i bambini passa a ingentilire (con panna-la fioca- il caffè d’orzo e lo zabaione) i fine pasto delle ricorrenze familiari più importanti come i battesimi, le comunioni e i matrimoni.
Sembra che il luogo di nascita dei torcetti sia la zona di Lanzo (TO), dove per altro si dice siano nati anche i grissini, che sono i loro cugini più prossimi (solo salati e stecchiti). In realtà però oggi si fanno torcetti un po’ in tutto il Piemonte, e forse è il biscotto più rappresentativo della regione, ma a ben guardare i torcetti ci sono anche in valle d’Aosta (Saint Vincent). Insomma dato che ogni campanile piemontese e non, ha il suo torcetto, ogni paesello ha la sua variante, la sua ricetta e il suo biscotto (completamente diverso dal borgo a valle, o a monte, distante appena due chilometri).

mercoledì 4 febbraio 2015

L'Isola dei dolci sperduti (rifatti e ritrovati)

Taprobane, Tommaso Porcacchi, Venezia 1590 ca.
Vi avevo accennato della sua esistenza qualche tempo fa, ma oggi, cari amici, sono lieta di presentarvi ufficialmente la mia Isola dei dolci sperduti. Una vera Eutopia, nel senso di luogo buono, anzi ottimo! Sarà sempre qui accanto al post del momento, mezza ancella e mezza musa, pronta ad accogliere con entusiasmo tutti quei dolcini e dolcetti senza fissa dimora, senza gloria, senza storia e senza un aspetto affascinante e moderno!!!
La storia della Letteratura, la geografia, l’arte e tutti i nostri sogni sono pieni di luoghi immaginari governati dal cuore e dalla fantasia. Non c’era motivo per non aggiungerne un altro, betulloso e dolcissimo. Come ho detto i precedenti sono illustri, e da ognuno di questi luoghi leggendari la mia Isola prende un pezzo: la forma è quella di Taprobane, isoletta che sin dai tempi di Plinio vaga come una trottola da un punto all’altro dell’oceano indiano senza trovare delle coordinate stabili. Di lei, l’umanista Porcacchi scriveva: “alcuni moderni vogliono che niuno degli antichi abbia messo la Taprobana giustamente: anzi, tengono, che dove essi l’anno posta; non sia isola alcuna che si possa credere esser quella”. Insomma un’isola vagante, che dalla realtà di qualche sbiadita mappa nautica è scivolata lentamente nell’oriente più misterioso e indefinito. Le sue coste mobili e infestate di sirene sono le stesse della mia Eutopia.
Naturalmente l’isoletta è coperta di vegetazione lussureggiante simile a quella dei paradisi terrestri del quattrocento fiammingo, e in mezzo a questa riposante natura, oltre ai dolcetti sperduti, vive felicemente ogni sorta di bestiola straordinaria e immaginaria: unicorni, grifoni, draghi...e via dicendo con i più bizzarri mirabilia dei bestiari medievali. L’isola è puntinata di turriti castelli, e sotto un cielo blu di lapislazzulo, si respira un’atmosfera confusamente allegra, un misto tra il bengodi del Calandrino di Boccaccio e i colori del Paese del Cucù di LegoMovie.
Avril -Les Très Riches Heures du duc de Berry, codice miniato 1412-1416
Lì in mezzo, come in ogni Hortus Conclusus che si rispetti zampilla una meravigliosa fonte della giovinezza, dove i miei cari dolci vecchierelli possono farsi il bagno e ringiovanire immediatamente come nella più verde speranza umana.

La fonte della giovinezza, Maestro del castello della Manta (Sala Baronale).
I vapori di questa magica fonte mitigano il clima di tutta l’Isola, così che gli uomini e le donne che (fortuna loro) vi abitano, non si complicano l’esistenza con i rigori labirintici della civiltà, ma passano il tempo a godere la bellezza, la luce e la poesia amoreggiando tra loro come fidanzatini di Peynet, o come i ragazzi che si amano...altrove molto più lontano della notte, molto più in alto del giorno nell'abbagliante splendore del loro primo amore!*
L’isola è sfuggente, azzurra, e profumatissima, ma attenzione, come ammonisce Gozzano (o Guccini), se il pilota avanza, rapida si dilegua come parvenza vana, tingendosi d’azzurro color di lontananza!** Insomma, se non leggete questo blog, trovare l’Isola non è così facile... chi ci è stato però ne è entusiasta e racconta meraviglie, come tale Francis Bacon frequentatore di amabili Utopie: “Abbiamo case del profumo, in cui pratichiamo esperimenti del gusto. Moltiplichiamo gli odori, il che può sembrare strano. Imitiamo gli odori facendoli uscire tutti da misture diverse da quelle che li producono. Produciamo diverse imitazioni, tanto da ingannare il gusto di qualunque uomo. In questa casa teniamo anche un laboratorio di confetture, dove produciamo tutti i dolci, quelli secchi, quelli morbidi, e diversi e piacevoli tipi di vino, latte, brodo, insalata, in ben più ricca varietà rispetto a ciò che avete voi”.***
Ecco, non da ultimo, sull’Isola dei dolci sperduti si sperimenta e si crea!
Il percorso di riabilitazione per dolci antichi che vogliono trasferirsi a vivere in questo curioso angolino del mio blog è completamente gratuito. Spargete la voce amici, si cercano abitanti vecchierelli, per popolare un’Isola meravigliosa...

A presto, la vostra Betulla.





*Jacques Prévert, I ragazzi che si amano, Paroles 1946.
**Guido Gozzano, La più bella, La Lettura, 1913, musicata da Francesco Guccini come L'Isola non trovata nell'omonimo album del 1970.
***Francis Bacon, New Atlantis, 1627.


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