mercoledì 21 gennaio 2015

Insalata tiepida di quinoa, puntarelle e tapenade


Paese che vai ingrediente che trovi. Non importa che oggi a Torino quasi nevica, e che un “grigiume” invernale si sia mangiato tutta la giornata. Io arrivo fresca fresca da un w.e romano di belle temperature: 10 gradi di differenza diventano meravigliosi anche con la pioggia. Ho respirato un po’ di mediterranea primavera, che qui aspetteremo ancora per un po’, e sono tornata a casa con la borsa piena di “puntarelle”. Nel nord d’Italia si mangia comunemente la catalogna, ma non la catalogna spigata, dalla quale nelle regioni del centro (e soprattutto in Lazio) si ricavano le “puntarelle”, ovvero i germogli (steli fiorali) di questa varietà di catalogna tagliati sottilissimi nel periodo della ripresa vegetativa della pianta (tra febbraio e marzo). Se queste sottili listarelle vengono immerse in acqua fredda per circa un’ora si arricciano curiosamente come i tentacoli di un polipo! Di solito vengono servite crude in insalata, condite con un tradizionale intingolo di acciughe aglio, olio e aceto. Da qui l’idea di farne un’insalata, tiepida però...che qui è ancora inverno!

mercoledì 7 gennaio 2015

Salòt dell'Epifania (dolce tipico di Bra)


Ciclicamente vengo accusata di nutrire una insensata passione per quei dolci dimenticati, inghiottiti dal tempo e dalle produzioni industriali. La dolce metà sostiene che se sono caduti nell’oblio è perché non si sono meritati la sopravvivenza. Secondo lui sono Perduti semplicemente perché non facevano leccare i baffi a nessuno... e piano piano si è smesso di farli. Io invece sono convinta che fin che c’è memoria c’è speranza! Certo, mi rendo conto di avergli propinato una serie di immangiabili ma fedelissime “suole zuccherate”, poi finalmente ho capito che nella gastronomia la versione “filologicamente corretta” non è sempre la migliore, o almeno quella che ci piace di più!
Assodato che i gusti cambiano, e anche le ricette devono adeguarsi, e respirare quell’Air du Temps che le rende moderne, non mi sento più in colpa a intervenire su dosi e procedimenti di qualche antico piatto. Rimane un nome, un metodo, diciamo una suggestione generale, un po’ come per i vecchi ricettari che erano un elenco di semplici indicazioni, mentre il più era lasciato all’intuito e alle capacità dell’esecutore materiale del piatto. La dolce metà non l’ha ancora capito: non sono una antiquaria di dolci, sono una assistente alla riabilitazione di dolci antichi che vogliono trasferirsi a vivere in un angolino meraviglioso del mio blog: l’isola dei dolci Sperduti (rifatti e Ritrovati).

giovedì 1 gennaio 2015

Ciciu d'Capdan (pupazzo dolce di Capodanno del Cuneese)

Cicia d'Capdan
Comincio il 2015 con un dolce povero delle montagne su cui sono cresciuta. Tradizionale delle valli cuneesi, il Ciciu d’Capdan (pupazzo di Capodanno) era regalato come buon augurio per il nuovo anno in arrivo. Come sempre le festività natalizie sono dedicate principalmente ai bambini, infatti questo omino di pasta dolce veniva donato da padrini e madrine al proprio figlioccio, accompagnato dalla filastrocca: “mi sun venù augurè ù Capdan, bun fin e bun prinsipi d’l an”.
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