domenica 31 agosto 2014

Une Petite Balade Parisienne: III. Pausa Pranzo a "Le Bar à Soupes" con Crema di Carote al Latte di Cocco.



Questa piccola passeggiata parigina prevede anche una pausa pranzo. Se cercate mete foodies naturalmente a Parigi avrete l’imbarazzo della scelta (compresa la malsana possibilità di pranzare in pasticceria a suon di macarons o éclairs)! Io però vi suggerisco un posto che può esistere solo in una grande città, un posto speciale, adorato da chi a Parigi ci vive, e ha bisogno di un pranzo veloce, sano e anche economico. Io credo che dia il meglio di sé in autunno, quando il cielo diventa basso e grigio, quando il clima continentale si fa sentire e quando a metà giornata c’è bisogno di una pausa corroborante. Sto parlando del giallissimo Bar à Soupes di Catherine Bley, che ogni mattina con verdura rigorosamente di stagione prepara ben sei zuppe differenti da servire ai suoi clienti. Circa una decina di anni fa Catherine, ispirata dalla variegata realtà newyorchese della ristorazione, ha deciso di cambiare completamente vita e lanciarsi nel progetto di un bizzarro Bar à Soupes. Il sogno ha impiegato tempo per diventare realtà, e alla fine, zuppa dopo zuppa, esperimento dopo esperimento Catherine ha aperto a Parigi il primo Bar à Soupes di Francia e, contemporaneamente, ha pubblicato il suo personale libro di zuppe (lo trovate in vendita anche nel bar). L’idea è semplice: il Bar à Soupes è un posto easy in cui si può magiare veramente bene, (anche per i vegetariani), e senza incappare nelle solite mollicce verdurine al vapore / insalatona mista. Ecco, la genialità dell’idea di Catherine è quella di rendere divertenti le verdure, di togliere alle zuppe quel senso di triste banalità con accostamenti inediti e sapori curiosi. Nelle zuppe di Catherine le verdure sorridono. Sorriderete anche voi dopo averle mangiate...

Bar à Soupes
33 rue Charonne
75011 Paris
(chiuso la domenica e il mese di agosto).
Le zuppe si possono anche portare via. Nel locale consigliatissima la degustazione di tre bicchierini di zuppe con panino da “grignoter” e piccolo dessert. A Parigi Catherine ha lanciato una vera moda, con tante, tantissime imitazioni della sua formula di pasto healthy e goloso. Da qualche anno esiste poi un festival dedicato completamente alle zuppe, con degustazioni, concorso e tazze fumanti: si chiama “Amoreusement Soupe”, e si tiene a Parigi in Place des Abbesses (quest’anno sarà l’8 novembre).
Se non conoscete il francese il libro “Bar à Soupes” si trova in italiano con il titolo “Zuppe à Porter” pubblicato da Guido Tomasi Editore (24 euro).


Carottes au lait de coco 
di Catherine Bley dal libro “Soupes du Jours” 
(Marabout 2003)

Ingredienti per 8 persone:
(20 minuti di preparazione - 30 minuti di cottura)
1,3 kg di carote
1,5 litri di acqua
3 belle cipolle novelle
1 cucchiaino di coriandolo in polvere*
1 cucchiaino di cumino in polvere*
1 cucchiaino di cannella in polvere*
20 cl di latte di cocco*
sale pepe
*Per me prodotti Altromercato
Procedimento:
Pelate e tagliate le carote a rondelle. Mettetele in una pentola riempita con acqua salata e dall’ebollizione fate cuocere circa 30 minuti a fuoco dolce. Bisogna che le carote diventino tenere.
Fuori dal fuoco aggiungete le spezie, le cipolle novelle crude tagliate a pezzetti e il latte di cocco. Mixate finemente e aggiustate il condimento.
Idee: questa zuppa è deliziosa anche servita fredda.
Note: in primavera con cipolle novelle. Tutto l’anno: sostituite le cipolle novelle con due grosse cipolle. In questo caso, dopo averle tagliate, fatele rinvenire in un poco di olio d’oliva con le spezie prima di aggiungerle alle carote.


P.s: per chi è appena rientrato dalle vacanze, ricordatevi il mio contest di libri e ricette!!!

giovedì 21 agosto 2014

Une Petite Balade Parisienne: II. 5 libri da comprare a Parigi (più uno da leggere prima di partire!).



La foto è tratta da  questa recensione al libro Cuoche Ribelli.

Cari Amici,
la mia piccola passeggiata parigina prosegue con altre chiacchiere libresche...questa volta però parliamo di libri da portarsi a casa per nutrire di francesità la propria piccola, adorata libreria da cookbooks addict.
Dato che nello scorso post abbiamo chiacchierato del cento di Paris, vi consiglierei di cercarli in una delle inconfondibili librerie gialle “Gibert Jeune” di Rue Saint-Michel...hanno sia libri nuovi che libri usati (con fascetta gialla sul dorso con scritto occasion) a prezzi fantastici. E il reparto cucina toglie il fiato...
1. "Le Miam......issime. Toute la cuisine que j’aime en 800 recettes". Di Maguellonne Toussaint-Samat, 20 euro.
Dunque, partiamo dall’autrice Maguellonne Toussaint-Samat è una storica dell’alimentazione, che ha scritto due libri straordinari come l’Histoire naturelle et morale de la nourriture, e il dolcissimo Très belle et très exquise histoire des gâteaux et des friandises. Di cibo sa tutto, già, ma come se la cava in cucina una sapientissima storica? Bene, anzi benissimo. 800 ricette sono davvero tante, sono da sole una bibbia, la fotografia della Francia a tavola nel 2010 (senza trascurare la cucina regionale, le influenze etniche, le tradizioni e i grandi classici). Maguellon sarà una presenza fidata nella vostra cucina, un po’ amica, un po’ maestra, un po’ mamma. É saggia, precisa, curiosa, e indulgente. Non è uno di quegli autori che attraverso il suo libro vi trasmette IL VERBO della cucina. No, lei spiga le cose con chiarezza, ma l’attenzione più grande è verso la vostra creatività : il faut laisser l’élève libre de se mouvoir à sa manière et suivant sa nature pour parvenir au but qu’on lui a montré; quitte à venir à son secours s’il s’égare. Perchè la sua cucina non è mai un dovere, ma un entusiasmante divertimento, un vero piacere.

2. "Le Larousse des dessert", Pierre Hermé, 35 euro.
I Larousse sono sempre una garanzia. Ma questo è davvero la colonna portante del mondo della “gastronomie sucrée”. L’aspetto pratico dei Larousse è ben presente...nel senso che il libro è una scuola, un crescendo che accompagna il debuttante, passo dopo passo verso i cieli più alti, difficili e golosi della pasticceria. Si comincia comunque dalle basi, anzi, 100 pagine (un libro nel libro), se ne vanno tutte per quelle preparazioni essenziali (Les pâtes- Les pâtes à biscuits et les meringues – Les crèmes et les mousses – Le sucre et le chocolat – Les ganaches- Les glaces, sorbets et granités – Les coulis, les sauces et le jus). Da qui in poi (e solo per fare tutto questo ci vorrà un annetto), vi si spalancherà un universo meraviglioso di torte, desserts e confiseries che vi farà girare la testa. Le ricette (circa 750) sono illustrate molto bene da foto-guida, e ogni settore ha una bella introduzione storica, interessante e godibilissima. Particolare attenzione è dedicata alla scelta del dolce, ovvero al come scegliere quale dessert offrire anche in relazione al menù offerto ai propri commensali (non è cosa da poco, visto che tante volte si fanno errori grossolani in questo senso). Che dire? Comprarlo a Parigi sarà un piacere ancora più dolce...

3. "Je sais cuisiner" di Ginette Mathiot, 6,60 euro.
Ogni epoca storica ha il suo libro di cucina. La prima metà del Novecento in Francia hanno avuto lei, Ginette. Diretta, spontanea e didattica, ha insegnato a cucinare a intere generazioni che grazie a lei hanno capito che il savoir-cuisiner equivale al bien-manger. Ovviamente il suo libro è un po’ retrò...ma io continuo a trovare adorabili e validissime le sue belle ricette. L’air du temps si respira unicamente nei consigli sull’igiene, sulla batteria di pentole e sui corollari in cucina...Come ho già scritto altrove mi fa sempre sorridere leggere che sarebbe meglio avere una pendola, ben visibile, appesa al muro della cucina per potersi rendere conto del tempo necessario alle cotture, alle preparazioni (siamo nel 1932, e questo è un consiglio modernissimo). Per il resto è come se il tempo non avesse scalfito questo piccolo libro, e le ricette di Ginette fossero lì per mandare avanti la solida tradizione di quella burrosa, francesissima cuisine familiale.

4. "Mes confitures" di Christine Ferber
Lei è la Fée indiscussa delle confetture. È una fata alsaziana, che ha fatto tesoro della tradizione famigliare nel campo della pasticceria, per innovare completamente il mondo appiccicoso e pieno di pectina delle marmellate. Scordatevi il metodo classico...Lei è rivoluzionaria, nella procedura (limoni bio, piccole dosi di frutta e una notte in frigorifero), e nei sapori (abbinamenti audaci o tradizionali, ma mai scontati). Passare al suo metodo è una vera conversione...non tornerete più indietro, anche perchè una fata compie incantesimi, e voi sarete completamente ammaliati da quel susseguirsi di vasetti con cui stagione dopo stagione riempirete la vostra dispensa. Ovviamente si trovano anche i vasetti fatti da lei...ma visto che la fata è generosa di buoni consigli, trucchi e segreti, perchè non imparali direttamente dal suo libro?
5."Sablés Maisons sucrés & salés" di Ilona Chovancova.
Non poteva mancare il libro-gadget. I francesi li adorano...le loro librerie erano piene di queste scatolette kit quando da noi certe cose si trovavano solo nei casalinghi più forniti. Ovviamente anche io non resisto. E se devo essere sincera ho comprato questa box unicamente per il fantastico set di empreintes con sopra rispettivamente Tour Eiffel, Arco di Trionfo e Sacro Cuore. Irresistibili...E in automatico il libretto è caduto nel dimenticatoio. Poi, dopo mesi, il librino è stato riscoperto e avidamente studiato, testato imburrato e infarinato. Escludendo il sablé rosso fuoco (con colorante) gli altri biscottini che sgusciano da queste pagine sono deliziosi.
(Il sito della casa editrice Marabout è una risorsa, curiosatelo e saccheggiatelo con gusto, merita una visita)!


"La cucina impudica" autore anonimo.
è presente anche nella raccolta "Cuoche Ribelli" sempre dell'editore DeriveApprodi.
Infine l’ultimo consiglio: un libro (in italiano), da leggere prima di partire per cogliere, prima ancora di arrivare quello spirito parigino che è un misto di raffinatezza, letteratura, erotismo e gourmandise. Ammesso che esista davvero una cucina afrodisiaca, o meglio, ammesso che ci siano alimenti con tali virtù, e non, piuttosto situazioni, persone e contesti, rimane la difficoltà oggettiva di parlarne. Cioè a me leggere di ostriche, asparagi e peperoncini (praticamente ogni cosa che in natura si elevi dal suolo con fusto lungo e dritto, oppure abbia forma accogliente e simil-vulva), cucinati in questo o quel modo, con annessa bottiglia di Champagne e candele fa sempre ridere. I consigli di seduzione in cucina mi danno quasi sempre l’impressione di artificio inutile, anzi di omologazione a un teatrino cinematografico che mette sempre la tavola come preludio del letto. Questo libro invece prende il tutto in un altro modo (altrimenti credo che neanche l’avrei aperto). “La cucina impudica” non vuole insegnare niente a nessuno, né cucina né sensualità , è pura letteratura. Il curatore racconta che si tratta di un diario anonimo trovato anni fa su una bancarella del Flohmarkt di Vienna: 96 pagine manoscritte datate Paris 1919/1931. Le ricette sono contornate da aneddoti, note e ricordi, e da questi si capisce che l’autrice, prima di essere un’ottima cuoca era una cocotte che ha spalancato tutte, ma proprio tutte le porte dei palazzi del piacere in una Parigi surrealista ( da Robert Desnos ad André Breton, a Dalí, senza trascurare Colette e Picasso, o attrici come Pola Negri e Theda Bara). Il colto pastiche letterario delle note svela un mondo dell'arte che si mescola a quello popolare dei bordelli e delle «gironde», le ragazze di vita che si scambiano mutandine, amanti e ricette con golosa semplicità. Nessuna diversità viene trascurata: dai riferimenti alla dolce Saffo, ai consigli gastronomici dedicati a «certi turisti inglesi dai gusti un po' particolari, che leggono Oscar Wilde e fanno passeggiate al chiaro di luna». Maliziosa ed esplicita (niente a cui Sex&City non ci abbia abituate, ma io mi imbarazzo lo stesso), la nostra Cocotte trasforma le sue memorie sentimentali e gastronomiche in un delizioso libro da alcova (che ci sia un letto o un tavolo da cucina è del tutto indifferente, l’importante è essere in due). Autentico o colto esercizio di stile, un riservato anonimato permette alla golosa Cocotte un piacere sicuramente più durevole e saziante del sesso e del cibo, quello della buona letteratura. Vedrete Parigi con altri occhi...

Per evitare che vi colga il dubbio che io stia chiudendo il blog di cucina per aprire una libreria riporto una ricetta tratta proprio da questo libro. In fondo non tutte le Madeleines sono di Proust.

Madeleines
A quel tempo ero invaghita di un giovane scrittore che mi aveva abbordato in rue Grenelle con un mazzo di violette in mano. Conosci Flaubert?, mi domandò. «Je cherche des parfums nouveaux, des fleurs plus larges, des plaisirs inéprouvés ». Il pittore mi diceva, l’estate ti rende bella. Io sorridevo, era l’amore.
Battete in una terrina, con una frusta, 15 uova freschissime insieme a 600 grammi di zucchero e le scorze grattugiate di tre limoni. Quando il composto colerà dal frustino lentamente come un nastro, liscio e omogeneo, uniteci 600 grammi di farina setacciata e un sospetto di noce moscata. Quindi, 500 gr di burro chiarificato e ammorbidito alla consistenza di una crema. […] Distribuitelo negli stampi che avrete anch’essi imburrato con questo burro chiarificato e poi infarinati. Cuocete in forno a calore medio fino a quando le madeleines non sono dorate. Sformatele subito e, appena raffreddate, sistematele in una scatola di metallo. Si manterranno per almeno un paio di settimane.

Preciso che questa ricetta non è stata testata nella cucina betulliana, ma vuole essere un piccolo assaggio del libro . La domanda fondamentale è: ma con addirittura 15 uova quante madeleines vengono fuori? Va bene mettersi a fare i biscotti, ma, se pur ben fornita, non ho proprio le teglie per tutte queste madeleines...Che volete farci, sarà che tutto questo amore metteva fame, e la Cocotte era abituata a intensi amori e numerosi amanti (dall’appetito abbondante)...

Buona lettura... e ricordatevi il mio contest!!!

lunedì 18 agosto 2014

Une Petite Balade Parisienne: I. Libreria "Shakespeare & Co."


 
(Questa foto è tratta da IoDonna-Corriere della Sera)
Agosto, tempo di viaggi, esplorazioni e sconfinamenti. Ragion per cui ho deciso di condurvi per mano in una "petite balade parisienne". Parigi naturalmente è una città, anzi è la città per eccellenza cangiante, multiforme e inafferrabile. Vivendoci mi sono convinta che probabilmente esiste una Parigi per ogni paio di occhi che la guardano. Ognuno riesce a vederci quel che vuole, o quel che cerca: la raffinatezza, il cioccolato, la storia, i bistrot, la cultura, i macarons, Napoleone, le luci notturne, il romanticismo, la rivoluzione, i topi del metrò, e anche il suo struggente cielo grigio... Un giorno mi sono chiesta: se dovessi accompagnare una persona a Parigi da dove comincerei per farle scoprire la città? Così è nata l’idea di queste piccole e betulliane istantanee parigine... tanto per chiacchierare di cose belle, di libri e di luoghi che amo...(per una simpatica guida easy di Parigi curiosate qui quella della cavoletta più famosa della blogosfera).
Allora, sapete da dove comincerei a svelare questa città? Molto semplicemente dal suo cuore, dal mitico kilometro zero, o meglio da una libreria che è proprio lì, nell’orbita di quel centro assoluto che è la stella di bronzo (Point Zero) 
incastonata ai piedi della cattedrale di Notre Dame de Paris (in riferimento a questa stella, considerata il centro della Francia, vengono calcolate tutte le distanze stradali francesi). Cattedrale e Île de la cité non hanno bisogno di presentazioni, ma avrebbe un senso conoscere Parigi proprio a partire dalla sua più celebre libreria straniera. Così, giusto per rendersi conto che la grandezza di questa città è soprattutto la sua capacità di essere sempre stata multiculturale, curiosa e aperta pur riuscendo a mantenere la sua orgogliosa e fiera identità. Dunque io ci sono inciampata per caso, attratta dai banchetti di libri e dal corvo in vetrina (sono il solito pollo, perchè in realtà è una libreria celeberrima, presente praticamente in tutte le guide e in un sacco di film su Parigi).

 Bhe, come dicevo, orgogliosa della mia “scoperta” me ne sono tornata a casa come se fossi riuscita ad aprire da sola la caverna di Alì Babà (Woody Allen non aveva ancora girato “Midnight in Paris”). Poi mi sono documentata meglio, e da allora ogni tanto “Shakespeare & Co.” torna nella mia vita, o io torno da lei (oltre naturalmente a consigliarla a tutti, ma proprio tutti quelli che passano a Parigi). Dunque “Shakespeare & Co.” è una libreria specializzata in letteratura anglofona fondata a Parigi nel 1951 sulla rive gauche della Senna (quartiere latino). Letteralmente stracolma di libri (sono ovunque nuovi ed usati!) è impregnata di grande letteratura (di qui sono passati tutti quegli autori che Geltrude Stein definì della"Generazione Perduta", gli scrittori cioè vissuti tra le due guerre e privati della giovinezza e dei loro sogni! -Hamingway, Joyce, Miller, Fitzgerald...).



 Ma soprattutto è un'utopia fiabesca di scale sgangherate, libri polverosi, e poltroncine di velluto rosso che vive nello spirito della frase scritta su uno dei suoi muri: "Be not inhospitable to strangers lest they be angels in disguise" (Non essere inospitale con gli stranieri, potrebbero essere angeli mascherati!). Oltre ad entrarci in cerca di libri da acquistare (cosa si va a fare in una libreria?) qui ci si può trovare un angolino comodo per leggere (è anche una Biblioteca), o mettersi a suonare un vecchio pianoforte, o disegnare... e non parliamo dell’adorabile "postazione creativa" dotata di macchina da scrivere a disposizione dei visitatori.




 Al piano superiore c’è una specie di "foresteria per scrittori"...o meglio il proprietario (George Withman), e oggi sua figlia Sylvia, ospitano volentieri chiunque chieda loro un letto in cambio di qualche ora al bancone del negozio, purchè dimostri di avere un progetto di scrittura!! Il tutto nella più estrema ed accogliente semplicità. Vi sembrerà strano, ma Parigi è comunque una grande città, quando la si vive quotidianamente (e tolto lo "sberluccichio" che vedono i turisti) ogni tanto si avverte lo stridore delle sue contraddizioni, e capita anche di sentirsi soli in una dimensione urbana magnifica, ma terribile e fagocitante. Ecco, quando mi è capitato di sentirmi così, di non sapere quale fosse esattamente il mio posto nel mondo, io me ne andavo per qualche ora da “Shakespeare & Co.”. Mi sentivo accolta. Era come tornare a casa, e non sto parlando di Italia, di nostalgia da spaghetti, burocrazia e politici da operetta (no, vi assicuro che queste sono tutte cose che hanno anche i francesi), sto parlando di un luogo dell’anima...uno spazio disordinato, ma con un suo percorso di classificazione, moderno e antico insieme, cosmopolita, generoso dei propri tesori nascosti, ospitale, curioso, in continuo movimento, profumato di legno e di carta, di te e di torte...e capace di conservare la memoria dei piccoli gesti degli sconosciuti!!(C'è un bellissimo muro tappezzato di frasi, e sorrisi di chi è passato di qui e ha voluto lasciare il proprio pensiero...). 
“Shakespeare & Co.” riesce sempre a farmi vedere le cose con un’altra prospettiva, a farmi arrivare sin lì, sulla soglia di un altro mondo, di un’altra avventura, di un altro libro, e di un altro modo di vivere. E a farmi tornare il sorriso. Ve ne parlo perché è un posto all’antica (pochi libri freschi di stampa e tanti classici di seconda e terza mano, nessun computer), di belle letture, di incontri e condivisioni, perché da qui vedrete Parigi in un altro modo, perché è impagabile comprarci un libro (che si incamminerà per il mondo con un bel timbro fatto al bancone), e poi (carissimi amici foodies) perché è proprio qui, che nel film Julie and Julia Julia Child va a cercare un libro di cucina francese scritto in inglese (il suo , di libro, doveva ancora essere scritto, anzi, era in cerca di solida ispirazione).
Sbirciate “Shakespeare & Co.” nelle mie foto, nelle pagine del suo sito ufficiale, nelle parole di chi la vive e la anima ogni giorno (intervista alla proprietaria Sylvia Whitman), e di chi non smette di innamorarsene. Ma se riuscite, dedicatele qualche ora del vostro prossimo soggiorno parigino, non ve ne pentirete!
Shakespeare and Company
37 rue de la Bûcherie
Paris, Ve
0143254093
Weekdays: 10 am- 11 pm
Weekends: 11 am-11pm
http://www.shakespeareandcompany.com/

sabato 16 agosto 2014

Cipolle Ripiene



Una delle cose che mi piace di più della cucina è la capacità di trasformare le cose. Pensereste mai alle cipolle come ingrediente base per un menù delle feste? Io no, eppure, c’è un piatto in cui anche delle povere, pallide e piagnucolanti cipolle diventano un manicaretto indimenticabile. “Siule Piene”, ovvero, cipolle ripiene. Nelle zone montane del cuneese rappresentano il piatto della festa estiva per eccellenza (che sia il santo patrono da festeggiare in piazza, il ferragosto o un pellegrinaggio ai santuari di altura). Non c’è tavolata, tovaglia da pic nic o zaino da cui non salti fuori una bella teglia di cipolle ripiene. Involucro poverissimo per un ripieno ricco (indicativamente carne, formaggio e uova, altra verdura e a volte un poco di riso), che qualche volta finisce a testa in giù (in certe valli le cipolle sono riempite e poi capovolte nella teglia). Le varianti si sprecano... io vi propongo una versione senza riso e senza pane grattato, prendetelo come un buon suggerimento perché le cipolle estive dalla polpa bianchissima e soda, accolgono bene e profumano qualunque ripieno che la cuoca riesca a mettere insieme (tra avanzi e fantasia).

P.s: a proposito di fantasia...non dimenticatevi di partecipare al mio libresco contest!!!

domenica 3 agosto 2014

2° Betulla Contest: "Una Ricetta dal mio Libro di Cucina Preferito"


Cari amici...
come annunciato nei precedenti post libreschi oggi si aprono le danze sul mio secondo contest (sì, ci ho preso la mano). Dato che sono convinta che non siate tutti in vacanza, e che comunque l’estate, afosa o piovosa, porti buone letture ho pensato di trasformare la mia fissa per i cookbooks in un bel contest! Ditemi che non sono l’unica a tenermeli sul comodino, a ostinarmi su un piatto perchè la sua fotografia era deliziosa, o al contrario a mangiare cose strambe perchè «il libro era senza immagini e mi ero immaginata una cosa completamente diversa !». Cercate anche voi la stessa ricetta in dieci libri diversi solo così, per confondevi le idee quel tanto che basta per riuscire a fare una undicesima versione tutta vostra? Bene, se anche voi li studiate, li sfogliate, li correggete, li sporcate di farina e ditate di burro, raccontatemi del vostro preferito! Il libro di cucina migliore che avete, quello che regalereste col cuore, quello che vorreste conoscere l’autore per stringergli la mano, quello che non perde un colpo, quello che accende la vostra fantasia di foodblogger appassionate e curiose. Insomma datemi un buon consiglio di lettura food e una buona ricetta, potreste vincere il betullesco “Kit del buon lettore” composto ovviamente da un ottimo libro, (“Pasticceria di Base” di Matteo Berti, I libri di Alma-Plan -è piccino, ma stiamo parlando dell’Alma, e 120 pagine qui non sono bruscolini-), un segnalibro/righello, dei marcapagine semitrasparenti (in 6 colori), un evidenziatore verde, un pastello giallo, una matita HB/2, trattopen nero e blu, un micro-post it (5x3 cm), e un quadernetto “smelonato” (un po’a righe un po’a quadretti) per appuntarvi ricette e ideuzze.


E ora che sapete cosa si vince, passiamo alle regole del gioco:
1.Tra oggi 3 agosto e il 30 settembre 2014 (h. 24.00) pubblicate sul vostro blog una ricetta con foto tratta dal vostro libro di cucina preferito (indicate autore e titolo; la ricetta deve essere nuova di zecca fatta per l’occasione, non valgono ricette pubblicate in passato; deve trattarsi di un libro -in qualunque lingua- purchè il racconto sia in italiano, non sono ammesse le ricette di riviste, dispense, periodici). Raccontatemi il perchè e il percome è diventato il vostro libro di cucina preferito, e mi raccomando, se fate delle variazioni rispetto alla ricetta originale indicatele chiaramente (magari usando due colori).
2. Inserire il banner in fondo, in cima (da qualche parte) nel post.
3. Lasciare un commento a questo post con il link della vostra ricetta.
4. Se vi pare, e non lo siete già, diventate miei lettori fissi...e comunque seguaci, (amici, likers) o no, aspetto i vostri gustosi consigli!

N.B: il contest è riservato ai possessori di blog, il vincitore sarà comunicato nei giorni successivi alla scadenza del contest, il premio verrà spedito esclusivamente su territorio italiano!

“Si precisa che questo contest NON è un’iniziativa commerciale, che non ha altri sponsor che le tasche vuote del BetullaBlog e vuole costituire unicamente un incoraggiamento alla buona lettura, alla sana alimentazione e alla condivisione delle stesse”.

Elenco Ricette/Libri Partecipanti: 

1. "Chutney piccante di pomodorini" tratta dal libro "Le tecniche per conservare l'estate" e rifatta da Batuffolando.

2. "Tiramisù gelato o Gelato al Tiramisù" tratta dal libro "Il grande libro del gelato e dessert" (di Joanna Farrows e Sara Lewis) e rifatta da Consuelo del blog I Biscotti della zia.

3."Gelato alla Crema con le More" tratta dal libro "Around Florence" (di Csaba dalla Zorza) e rifatta Enrica del blog CoccolaTime. 

4."Cestini al formaggio" tratta dal libro "Finger Food" (Gribaudo Editore) e rifatta da Sabrina del blog Sabrinaincucina.

5. "Baci di Alassio" tratta dal libro "Peccati al Cioccolato" (di Luca Montersino) e rifatta da Gwendy del blog Le mie ricette collaudate. 

6. "Crostata Meringata ai Ribes Rossi" tratta dal libro "Torte e Cupcake" (di Marina Neri) e rifatta da Natascia B. del blog Poesiedizuccheroefarina.

7. "Arancini di Miglio con Salsa ai Peperoni e Basilico" tratta dal libro "Piatti Vegetariani all'Italiana" della collana "Il Cucchiaio d'argento", e rifatta da Ross LaFilosofa del blog Dovevoandareinterapia.

8. "Bacetti di Mamma Papera" tratta dal libro "Le Merende di Mamma Papera" (di Alessandra Scollo) e rifatta da Paola del blog CioccolatoAmaro.

9. "Chocolate and Marshmallow Muffin" tratta dal libro "Muffin, cupcakes & petit gateaux", e rifatta da Robin Esposito del blog StopThinkingLet'Cook!.

10. "Torta di Mele di Nonna Papera" tratta dal libro "Il manuale di nonna Papera", e rifatta dal blog IlMestoloMagico.

11."Musabaha -Ceci Tiepidi con Humus" tratta dal libro "Jerusalem" di Y. Ottolenghi e S.Tamimi, e rifatta da Mapi del blog "La Apple Pie di Mary Pie".

12."Insalata di Bulgur all'Arancia con Polpo, Sedano e Olive Taggiasche" tratta da "Il libro del Cavolo" di Sigrid, e rifatta da Sara del blog Pixelicius. 

13."Salmone in crosta di rafano e semi di papavero" tratta dal libro "Menù per Quattro stagioni" di Sadler, e rifatta da Elisa del blog IlFiordiCappero. 

14."Coffee and Walnut Cake" tratta dal libro "Cupcake from Primrose Bakery", rifatta da Valentina del blog UnaFettadiParadiso. 

15."Brioches da Colazione" tratta dal libro "Peccati di Gola" di Luca Montersino, e rifatta da Laura del blog InCucinaColCuore. 

16."Torta di Grano Saraceno" tratta dal libro "Cucina Tradizionale del Sud Tirolo" di Hanna Perwanger, e rifatta da Flavia e Dario del blog Cucinachespasso. 

17."Polpettina di Quinoa con Lenticchie" tratta dal libro "50 minuti due volte alla settimana" di Marco Bianchi, e rifatta da Alice del blog RicetteVegolose. 

18."Biscotti Girandola" tratta dal libro "American Bakery" di Laurel Evans, e rifatta da Sonia del blog Sweet by Sonia. 

19. "Verdure Ripiene" tratta dal libro "La cucina di Vefa" Phaidon Edizioni, e rifatta da Amelie del blog Il caffè delle donne. 

20. "Crostata di Ricotta e Miele" tratta dal libro "Pasticceria Fine all'olio d'oliva", e rifatta da Marta del blog La Cucina di Marta. 

21."Tartellettes aux Framboises et amandes" tratta dal libro "La piccola Cucina Parigina" di Rachel Khoo, e rifatta da Claudia, del blog La cuisine très jolie.

22. "Muffin con cuore morbido di formaggio e crumble" tratta dal libro "The complete Magnolia Bakery CookBook", e rifatta da Daniele del blog "Euforia in cucina.

23. "Plum  Cake Dopo le otto" tratta dal libro Nuovi Classici, di Stefano Langhi e Massimo Villa -ed. RedGourmet, e rifatta da Cristina del blog CoccolediDolcezza.
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