mercoledì 30 luglio 2014

La mia TopTen di Libri di Cucina




Dieci libri di cucina indispensabili. A cosa servono le liste? Forse solo a vedere se tra un anno la penso ancora allo stesso modo? Non lo so, comunque, come vi ho detto, ho intenzione di passare il resto dell’estate a chiacchierare di CookBooks, per cui comincio con quelli che per me sono ASSOLUTAMENTE indispensabili, infallibili  e necessari. Libri che sono compagni di vita, quelli di cui sono perdutamente innamorata, quelli che da soli sono un universo, quelli che ci sono sempre (per ogni evenienza, dalla cenetta romantica, al banchetto di Natale sberlucicante,  dalla ricetta etnica, alla spalla-pagina/ricetta- su cui piangere). E voi? Avete una Top Ten? Portereste con voi un libro di cucina su un’isola deserta o vorreste solo la compagnia della Bibbia? Che libro regalereste a un pasticcere dilettante, a una foodie-letterata o come dono di nozze? Forse qui trovate qualche buona idea...

lunedì 28 luglio 2014

My CookShelfie

Estate (forse?), viaggi, sole e nuove scoperte! E chi resiste alla tentazione di un bel Selfie? A chi non viene voglia di fotografarsi, pubblicarsi, condividersi e farsi invidiare un po’? Se non proprio tutti interi, almeno i piedi laccati di fresco, la pancia piattissima, o un pezzo di costume nuovo su un tramonto mozzafiato, su un’onda di mare blu...insomma, che si capisca che siamo in vacanza, in panciolle e nell’unica porzione di paradiso in terra preclusa ai più!!
Non che io non abbia certe estive e riflessive vanità, ma siccome penso che a nessuno interessi davvero vedermi in calzoncini sbucherellati mentre, sudaticcia, supporto la dolce metà nella tinteggiatura di casa ho ripiegato su un simpatico giochetto di parole. Dunque, The Guardian, per ironizzare sull’imperante mania degli autoscatti fotografici, detti appunto selfie, ha aggiunto una piccola, minuscola h alla parola, lanciando così la nuova tendenza dei Shelfie, ovvero, il ritratto non di noi stessi, ma della propria libreria (da shelf, scaffale). Io ho declinato sullo scaffale dei libri di cucina, che poi, secondo la dolce metà, hanno la misteriosa capacità di moltiplicarsi nelle notti di luna piena, di infilarsi in ogni anfratto di casa, e di invadere lo spazio vitale dei suoi, di libri. Io dico semplicemente che i libri di cucina parlano, quando mi vedono cominciano a piagnucolare: «portami con te, sono sicuro che mi vorrai bene: ti sarò fedelissimo, ti compenserò con segreti e trucchetti che possiedo solo io, con manicaretti stellari, e avrai soddisfazioni e complimenti! ». E per tanto poco cosa vuoi fare?, io li adotto! Così eccovi il mio CookShelf...che un tempo consisteva in un solo ripiano della libreria, ma in poco più di un anno ha guadagnato una sede staccata ufficiale (un ripiano dello scaffale dei romanzi), e la proprietà tutta libresca di adattarsi al cantuccio che in quel momento è libero. 

Per cui ci sono miei libri di cucina tra gli orecchini e le scatole di timbri, sotto la scrivania, tra il termosifone e il pc...in ogni dove, e sono contenta così, sennò non sarei una foodblogger!!! Allora vi ho convinti? Non dice più cose di voi la vostra libreria che una faccia abbronzata?? Secondo me si...
Ah, rimanete su questi schermi, perché ho intenzione di parlare di libri per tutta l’estate: cosa c’è di più bello che leggere in vacanza??

mercoledì 16 luglio 2014

Torta Semplice con amarene, yogurt e olio extravergine



Com’è semplice la Terra di mattina...”
L’avevo scritto chissà quanto tempo fa vicino a questa ricetta. É un verso di Neruda: “Ode alla semplicità”, appunto. Ogni volta che guardavo il vasetto di Amarene Fabbri sulla credenza mi venivano in mente dolci ricchi, complessi, direi quasi barocchi. E non trovavo mai in tempo di eseguirli per davvero. Poi l’illuminazione: ho riletto questa ricetta, e la ciliegina sulla torta è diventata una ciliegina nella torta. Dolce leggerissimo, gustoso e soffice, perfetto per la colazione, e semplice semplice, come la Terra di mattina.

Torta Semplice con amarene, yogurt e olio extravergine”
Ingredienti:
-200 gr di yogurt bianco intero
-160 gr di farina 00
-150 gr di Amarene Fabbri
-100 gr di zucchero bianco + 50 gr di zucchero di canna
-80 gr di olio extravergine di oliva + un cucchiaio di olio per ungere la teglia
-80 gr di fioretto di mais
-75 gr di maizena
-3 uova
-una bustina di lievito chimico per dolci
-mezzo limone non trattato
-un pizzico di sale

Procedimento:
-Accendere il forno e portarlo a 180°. In una terrina sbattere con una frusta le uova con gli zuccheri, la scorza grattugiata di mezzo limone e il pizzico di sale. Unire il fioretto di mais setacciato lo yogurt e l’olio extravergine d’oliva. Mescolare bene, poi aggiungere 140 gr di farina, la maizena e il lievito vanigliato (setacciare tutto).
Scolare 150 gr di amarene (non deve esserci liquido dello sciroppo), eventualmente dividetele a metà (o se preferite in parti più piccole), poi infarinatele con i 20 gr di farina rimasta e incorporatele al composto.
-Ungere una teglia da 26 cm di diametro con poco olio extravergine (utilizzare un pezzo di carta da cucina per oliare bene le pareti), e infarinare con una cucchiaiata di farina 00. Versare il composto nella teglia e cuocere per 35-40 minuti.

Con questa ricetta, partecipo al contest : "La Cucina Italiana nel Mondo verso l'Expo 2015", organizzato da Le Bloggalline, in collaborazione con INformaCIBO  
categoria “Dolce Italia (con prodotti Fabbri 1905 e non solo)":



venerdì 4 luglio 2014

Cornmeal Pancakes



Sinceramente non so perché c’è stato un periodo in cui più un libro era un “drammone” più veniva consigliato come letteratura per l’infanzia. Proprio non mi capacito di come certi polpettoni siano finiti tra i libri per ragazzi (e a un certo punto su questo “fraintendimento” ho anche pensato di farci la tesi!). Fatto sta che quando io avevo una decina di anni non c’erano Harry Potter, Geronimo Stilton, Eragon... e altri ameni eroi della fantasia. A parte qualche fulminea comparsa di Roald Dahl, le mie letture erano tarate sullo scaffale strampalato e miserello di una minuscola biblioteca di paese (fermo immobile sulle linee dell’istruzione degli anni ‘50) che non aveva altro che i grandi classici per bambini. Insomma in mancanza d’altro li ho letti tutti, ma che strazio! Ogni tanto ci ripenso, e mi rendo conto che sono stati una bella compagnia, ma anche un segno indelebile sul mio animo sensibile e moolto propenso all’immedesimazione. Alcuni credevo anche di averli dimenticati, scoloriti dal tempo e dispersi nella moltitudine dei personaggi libreschi che mi pare di conoscere come persone in carne ed ossa. Invece no! Certe cose non si dimenticano: ho partecipato alla loro avventura come se si trattasse della mia vita, e questa condivisione è incancellabile. 

Così quando qualche mese fa ho visto questa foto non ho potuto non pensare a lei, a zia Chloe, della Capanna dello zio Tom, di romanzo del 1851 di Harriet Beecher Stowe. Non mi metto a raccontarvi quel terribile calvario sullo schiavismo nero che è il romanzo. Ma qualcosa di lei, di zia Chloe, ve lo ricordo, perché sono sicura che piacerà anche a voi. Dunque, Chloe, moglie di Tom, era la responsabile della cucina della casa padronale della piantagione, una cuoca “fin nel fondo dell’anima” descritta con un bel turbante a scacchi e il suo viso grande, dalla pelle lucida. Le sue doti di cuoca eccellente, metodica e istruita non si rivelano soltanto nella cucina dei padroni, ma soprattutto nella sua capanna (una stanza che è insieme cucina, camera da letto e abitazione), dove, nonostante la scarsità di mezzi e ingredienti Chloe riesce a sfornare una varietà incredibile di cibi appetitosi (pur se tutti a base di granoturco). La bontà dolcissima di questa donna, e le sue incredibili capacità, non poterono nulla contro l’abominio di un sistema che separava e sfruttava gli uomini in base al colore della pelle (e il romanzo non è che la pallida imitazione di quel che vergognosamente è stata la realtà). Ma qui vi racconto la storia della fotografia, che è la storia di un’altra schiava, Nancy Green. Il suo bel sorriso e il carattere gioviale le portarono fortuna: la nota marca alimentare “Aunt Jemima” la ingaggiò per diventare “il volto” di un suo preparato per pancakes, e per una “campagna pubblicitaria”, che, di fiera in fiera la portò in giro per tutta l’America. Era il 1893. Per una volta la realtà è stata migliore di una storia di fantasia. 

Unendo queste due storie ecco la ricetta di pancakes un po’ speciali. Naturalmente sono a base di farina di mais, sia perché il Kentucky, dove è ambientato il romanzo, è considerato uno stato della Corn-Belt, cioè cintura del granoturco, (per la prevalenza di questa coltura agricola), sia perché Chloe è abilissima a preparare con poco o niente tutte le varietà immaginabili di corn-cakes dolci, salati, al forno, sulla piastra...
In questi tempi la cucina americana è particolarmente di moda, per cui abbondano libri e libroni “American...nonsochè”, che risultano indubbiamente appetitosi (almeno per le belle fotografie che li addobbano). Però volete un consiglio? Andate alla fonte, cercate“The Joy of Cookin” di Irma S. Rombauer del 1931(e edizioni successive). C’è tutto quel che vi può passare per la testa di veramente, ma veramente Americano. E anche qualcosa in più...come questi meravigliosi Cornmeal Pancakes...

Cornmeal Pancakes 
(da The Joy of Cooking -All about Breakfast & Brunch. 2001)
Ingredienti:
(non traduco le cups perchè mi sono dotata di un fantastico misurino e con quello ho fatto la ricetta, per una volta senza conversioni):
1.Mescolare tutti questi ingredienti in una terrina:
-1 ¼ cups di farina gialla di mais, meglio se macinata a pietra (io ho usato il fioretto)
- ¾ cups di farina bianca 00
-1 ¾ cucchiaino di lievito chimico per dolci
- ¾ cucchiaino di sale
2.Mescolare questi ingredienti in un’altra ciotola:
-1 ⅔ cups di latte
-4 cucchiai di burro non salato fuso
-¼ cup di sciroppo d’acero
- 2 uova grandi
3.Unire gli ingredienti umidi a quelli asciutti, mescolare bene sino ad avere un composto omogeneo. Volendo si può aggiungere qui ¾ cup di chicchi di mais freschi (o congelati). Fondere un pezzettino di burro (o ungere con olio) una padella antiaderente, o l’apposita piastra per pancakes. Fare scaldare bene la superficie, poi rovesciarvi un mestolino di composto. Cuocere da un lato, poi girare il pancake dall’altro con l’aiuto di una spatolina (come dice il testo: “cook until the top of each pancake is speckled with bubbles ad some bubbles have popped, then turn and cook until the underside is lightly browned”). Capito? Il pancakes è tutta una questione di bolle!!! Procedere così, ungendo bene la piastra per ogni pancakes. Servire immediatamente con sciroppo d’acero e yogurt, o conservare al caldo in forno coperti con carta alluminio.




martedì 1 luglio 2014

"Frutta Sotto Spirito", detta anche "Frutta in Guazzo"



Come ogni anno con la bella stagione mi è tornata la mania della formica che vuole “mettere sotto vetro” l’abbondanza e i colori dell’estate. Per ora però, non ho tempo di fare confetture e affini, per cui ho rispolverato un grande classico, velocissimo da preparare: la frutta sotto spirito! Non ridete cari amici, mentre le cicale mangiano anguria, meloni, insalate e gelati, io penso alla tavola di Natale, e lo so già, questi fruttini saranno un fine pasto alcoolico delizioso!!!
Dunque, il principio è semplice: in un bel vaso con chiusura ermetica si aggiunge la frutta che matura man mano durante l’estate, e questa specie di macedonia è felicemente sommersa di rum e zucchero!
Le varianti sono infinite: può variare la frutta che decidete di usare, il tipo di “spirito” per conservare (Rum, Brandy, Alcool puro), il contenitore (terracotta, o vetro), il procedimento (con o senza macerazione della frutta), e infine anche il nome che va da “Frutta mista alla Russa”, a “Rumtopf” (verso l’Austria o la Germania), all’italianissimo “frutta in guazzo”. Insomma, dato che questa ricetta, più di altre, è una non-ricetta, ma semplicemente una suggestione, io per simpatia vi scrivo la mia ispirazione, che è il mitico Pellegrino Artusi.
E subito dopo la mia non-ricetta, che, abbiate pazienza aggiornerò strada facendo da qui a Natale... Allora che dite? Lo preparate con me?? Dai che qualche fragolina di montagna si trova ancora...

Artusi 779. Frutta in guazzo
A chi piace le frutta in guazzo, può riuscire gradito il seguente modo di confezionarle.
Cominciate dalle prime che appariscono in primavera, cioè: dalle fragole, dal ribes e dai lamponi, e ponetene in un vaso 50 o 100 grammi per sorta; copritele con la metà del loro peso, di zucchero e tanta acquavite o cognac che le sommerga. Poi proseguite con le ciliege, le susine, le albicocche, le pesche, tutte private del nocciolo e, all'infuori delle ciliege, tagliatele a lettine, aggiungendo sempre in proporzione zucchero ed acquavite. Potete mettervi anche uva spina, uva salamanna e qualche pera gentile; ma poi assaggiate il liquido per aggiungere zucchero od acquavite, a tenore del vostro gusto.Formato il vaso, lasciatelo in riposo per qualche mese prima di servirvene.

Betulla 145. Frutta estiva Sotto Spirito
Per cominciare occorre un contenitore capiente (io ho comprato in ferramenta un vaso di vetro da 5 litri con chiusura a guarnizione di gomma, ma esistono appositi -bellissimi e costosi- vasi da Rumtopf). Poi ho deciso di usare il Rum (in ogni caso sappiate che, qualunque “spirito” scegliate deve avere almeno 40% di gradazione alcoolica, e deve sempre coprire la frutta, quindi fatene una bella scorta). Infine la frutta: io di solito utilizzo prevalentemente frutti di bosco, un po’ perchè abbondano nell’orticello della mia mamma, un po’ perchè risultano quelli più adatti a questo tipo di conservazione (la frutta troppo acquosa fermenta), e comunque sulla famosa tavola natalizia sono sempre i preferiti. Ah, dimenticavo lo zucchero bianco e la Santa Pazienza: nel scegliere frutta soda e perfettamente matura, nel lavarla e asciugarla con cura, nel rabboccare l’alcool, assaggiare, aggiustare e coccolare quel vaso coperto di carta alluminio che riposerà nel buio della vostra cantina fino Natale.

E ora qualche raccomandazione:
-Sterilizzate il vaso contenitore prima di iniziare la preparazione.
- Ogni volta pulite bene la frutta, lavatela e mettetela ad asciugare un paio di ore su carta assorbente da cucina. Rovesciatela delicatamente nel vaso, aggiungete lo zucchero, e se necessario, coprite di Rum. É consigliato usare quei “presselli in plastica” per tenere a bagno i sott’oli. Fate riposare il vaso ben chiuso in un luogo fresco e buio, in ogni caso meglio avvolgerlo in carta alluminio. Non è necessario aspettare che passi troppo tempo tra una aggiunta e l’altra, l’importante è che lo zucchero sia ben sciolto (ogni tanto scuotete un poco il vaso)!
-Io preferisco tenere le proporzioni di una parte di zucchero ogni tre di frutta. Perchè fare proprio la metà, come indica l’Artusi, mi pare un po’ troppo dolce. Per ora la frutta si conserva bene, poi c’è sempre tempo ad aumentare lo zucchero.

Elenco frutta aggiornata al 1 luglio 2014: 
 
Fragole: piccole e sode (meglio se di montagna), se le trovate solo grandi tagliatele a metà.
Ciliegie: io le ho lasciate con il nocciolo, ma ho tolto il picciolo.
Ribes Rosso: non abbondate perché è piuttosto asprigno e zeppo di semini.




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