lunedì 14 aprile 2014

Palline di Pane Nero e Noci, con Lardo e Miele di Castagno


Finita l’occupazione napoleonica i Savoia -tornati al potere dopo l’esilio in Sardegna- promisero del lardo alle popolazioni montane del basso Piemonte in condizioni di estrema povertà. La promessa non venne mai mantenuta, anzi, vi furono nuove imposizioni fiscali, tra cui il ripristino dei diritti di “mano morta” e la riscossione delle decime. Così l’espressione “Il lardo dei Savoia” ancora oggi in alcune valli cuneesi sta ad indicare una sonora delusione, e una ingiusta “bastonata”.
Il tempo passa, i governanti cambiano, ma le promesse politiche rimangono dello stesso spessore! Questo però è un blog di cucina, quindi io non uso “Il lardo dei Savoia”, ma quello vero, che, sottilissimo e pepato è perfetto con il miele, su una pallina di pane nero e noci. Da mangiare in un sol boccone...

Ingredienti:
per il pane:
-250 gr di farina integrale o per pane nero + la farina necessaria alla spianatoia
-160 ml di acqua tiepida
-30 gr di farina di noci (i gerigli si trasformano rapidamente in farina con un robot da cucina)
-20 gr di burro
-5 gr di sale
-5 gr di lievito di birra secco

-miele di castagno Mariangela Prunotto
-lardo (mezza fetta per ogni bocconcino)
-pepe nero Altromercato

olio extravergine di oliva per ungersi le mani e formare le palline di pane

Procedimento:
-Versare la farina in una terrina capiente,mescolarla con la farina di noci, mettere il sale da un lato e il lievito dall’altro. Aggiungere il burro a temperatura ambiente tagliato a pezzettini, unire 3/4 dell’acqua e mescolare con la punta delle dita o con un forchettone di legno. Aggiungere l’acqua restante poco per volta, fino a quando tutta la farina sarà inglobata nell’impasto piuttosto grossolano.
- Rovesciare l’impasto sulla spianatoia infarinata e impastare per 5-10 minuti. Quando la pasta sarà morbida e liscia riporla nuovamente nella terrina e lasciarla lievitare coperta da un telo fino a quando non raddoppierà di volume (circa 1 ora).
-Trascorso questo tempo impastare nuovamente la pasta sulla spianatoia, poi formare un salsicciotto di circa 30 cm. Da questo salsicciotto staccare tanti pezzetti di impasto per ottenere delle palline di circa 2 cm di diametro (ungersi i palmi delle mani con del buon olio d’oliva). Disporle su teglie coperte di carta da forno. Lasciare riposare le palline sotto un panno per circa mezz’oretta. Nel frattempo accendere il forno e portarlo a circa 220°. Infornare le palline di pane e cuocerle per 15/20 minuti. Farli raffreddare su una gratella.
Per servire: intingere rapidamente la cupola dei bocconcini nel miele di castagno (eventualmente aiutarsi con uno spiedino), disporli su un piatto aggiungendo una mezza fettina di lardo arrotolato e cospargere con pochissimo pepe nero macinato fresco.

Con questa ricetta partecipo al contest "In un sol boccone" di La bottega delle dolci tradizioni e Miel&Ricotta:
http://www.labottegadelledolcitradizioni.it/2014/03/il-nuovissimo-contest-sui-finger-foods.html
 
http://www.labottegadelledolcitradizioni.it/2014/03/il-nuovissimo-contest-sui-finger-foods.html



martedì 8 aprile 2014

Pollo "Pepato" al Limone



La primavera esalta i miei contrasti: se da una parte aumentano le ore di luce, le cose da fare e nascono nuovi progetti dall’altra non riesco ad adattarmi al cambio dell’ora, mi riposo poco, ho sempre sonno, e sogno una vacanza nel verde!!! In risultato è che anche la cucina va di fretta...non che mi manchi la voglia di mettermi ai fornelli, ma sono nella fase in cui apprezzo ancora di più i piatti a impegno minimo e resa massima. Questo pollo è uno di quei piatti: si fa da solo. Basta un piccolo “aiutino” segreto -“Pepato” il Boschetto- per trasformare un comune pollo al forno in una meraviglia...

Il Boschetto è una bella azienda che da un piccolo borgo medievale sulla costa tirrenica (Castiglione della Pescaia), con le sue sapienti infusioni e miscele di erbe, oli e aceti raggiunge e profuma le cucine di tutto il mondo. Che vi posso dire, io li adoro: non è geniale racchiudere la tradizione della Maremma in scatoline e barattoli dal packaging così deliziosamente vintage? Sono prodotti talmente buoni, belli e italiani che finisco sempre per spedirli agli amici all’estero...Questa volta però li uso io!!!

sabato 5 aprile 2014

Ella - Crema spalmabile di Nocciole e Cioccolato Fondente Extra Dark


Di solito io sono sempre quella che arriva appena prima o subito dopo le cose importanti. No, non perché sono una ritardataria, ma perché sono l’incarnazione vivente della frase “per un punto Martin perse la cappa”! Ecco, di solito io sfioro risultati e traguardi, li manco per un pelo, per quel millimetro che ti fa innervosire o ridere. Non che questo mi abbia mai limitata in alcun modo: alla fin fine sono sempre arrivata a quel che volevo, ma lentamente, con il mio passo e i miei tempi, anche senza colpi di fortuna (in sostanza sono una tartarughina)!
Il mese scorso però questo buffo aspetto della mie esistenza è andato in vacanza: per una volta, la prima, e forse l’unica della mia vita sono stata la n°100. Tondo e perfetto, come nei film americani che premiano il loro milionesimo cliente io sono diventata, senza rendermene conto, la centesima lettrice fissa di un bellissimo blog: Latte e Fiele. Poco dopo la cara Ilaria mi ha scritto dicendo che mai avrebbe pensato di raggiungere tale numero di “affezionati lettori”, per cui aveva deciso di premiare il centesimo con un piccolo cadeaux. Nel giro di una settimana avevo tra le mani il suo bel regalo rosa (tra le altre cose il coltellino che vedete nella foto), perfettamente intonato alla mia cucina bon bon!
Grazie Ilaria, per le tue belle parole e il tuo gesto gentile, profumato d’antico e capace di scaldare il cuore...

P.s: Vi comunico che, a grande richiesta, la data di scadenza del contest sulle cucine delle FoodBlogger è stata prorogata di ben 1 mese, cioè fino al 8 maggio (in modo da cadere dopo le vacanze di Pasqua e permettere a tutte le amiche -e amici- che passano di qui di avere tutto il tempo per fotografare e “postare” la propria cucina inondata di luce e energia primaverili!!!). Vi aspetto...non vorrete lasciare due curiosone come me e la Ross a bocca asciutta?
SCADENZA PROROGATA all'8 Maggio 2014

giovedì 3 aprile 2014

Bocconcini caldi di Fassone al Castelmagno

 

La storia militare non mi ha mai entusiasmata: tutto quel susseguirsi di battaglie, date, vittorie armi e sconfitte costituisce indubbiamente l’ossatura della Storia, ma mi lascia quasi sempre distratta e indifferente. A meno che nella sfilata di conquiste, disfatte e strategie non si infili, casualmente, un qualcosa di strano, sovrannaturale o leggendario. Motivo per cui, di tutte le legioni che si sono avvicendate nella lunga Storia di Roma, le uniche due di cui ricordo qualcosa sono la Legione Tebea e la fantomatica Legio IX (quella scomparsa nella Germania meridionale). Lasciando perdere la seconda (per cui rimando almeno ad Alberto Angela), legione tebea o tebana è il nome che una bella leggenda* attribuisce ad una Legione di 6600 uomini composta da cristiani egiziani (dei dintorni di Tebe appunto) di servizio nel III secolo d.C ai confini orientali dell’impero. Secondo il racconto la legione venne poi spostata nella pianura padana, e da qui, sotto Massimiano mosse verso l’arco alpino per placare le continue incursioni di Quadi, Marcomanni e Bagaudi. Solo durante la spedizione i Tebei appresero che avrebbero dovuto sterminare i Bagaudi (popolazione contadina parzialmente cristianizzata). I Tebei rifiutarono di macchiarsi le mani con il sangue di uomini della propria fede, ma Massimiano risolse ferocemente la rivolta con fustigazione dei soldati, la decimazione, e (forse) sterminando l’intera legione. Il massacro avvenne nella Valle del Rodano, dove all’epoca si trovava Agaunum, presidio militare e doganale romano. Nel V secolo Eucherio, vescovo di Lione, visitò, come altri pellegrini dell’epoca, una piccola basilica addossata all’imponente parete rocciosa che incombe su Agaunum (oggi è la laccatissima Sankt Moritz). Questa basilica era stata eretta, da un centinaio di anni proprio in memoria dei soldati della legione Tebea, massacrati fra queste montagne. Eucherio racconta la sua visita e la vicenda dell’eccidio, riportando i nomi dei comandanti Maurizio, Esuperio e Candido, e del veterano Vittore, qui venerati come martiri cristiani. Se però cercate qualche informazione su questa mitica legione troverete senza problemi circa quattrocento nomi di santi che, evitati fortunosamente castighi di Massimiano, si spesero nell’evangelizzazione delle rudi popolazioni alpine. Scampati (o scappati?) alla persecuzione, la schiera di valorosi soldati non riuscì comunque ad evitare che le popolazioni evangelizzate coronassero le loro curiose vite con il supremo sacrificio del martirio.
Uno dei tanti soldati tebani in fuga sulle montagne di Francia, Svizzera e Germania, si chiamava Magno. Nel luogo (in valle Grana sulle montagne Cuneesi) in cui ebbe luogo il suo martirio, sorge oggi il celebre santuario di San Magno (1800 mt s.l.m) intorno al quale una manciata di minuscole borgate (Chiappi, Chiotti, Colletto e Campomolino) produce l’ancor più celebre formaggio piemontese: il Castelmagno. Formaggio semigrasso erborinato di latte vaccino a pasta dura, il Castelmagno (D.O.P), stagionato per 2 o 3 mesi in grotte naturali, ha forma cilindrica (diametro 20-25 cm per circa 15 cm di altezza) e sapore delicatissimo. Tutt’ora i valligiani sostengono che la stagionatura migliore sia quella ottenuta nelle malghe delle frazioni più alte di Castelmagno, con le finestre rivolte verso la cima Parvo.
Lo straordinario formaggio è una parte importantissima del mio cavallo di battaglia, sapete quel piatto che riesce sempre, quello che conquista gli ospiti e immancabilmente nutre la tua fama di “ottima cuoca”? Ecco, il mio piatto forte è semplicemente l’unione tra un grande classico della cucina piemontese (la carne cruda) e l’eccellente formaggio cuneese. Il risultato sono questi piccoli bocconcini di carne “scottata dal grill” e ripieni di Castelmagno e rosmarino. Una vera delizia, velocissima da preparare e capace di stuzzicare anche chi non ama molto il carpaccio.
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