venerdì 28 febbraio 2014

Fagottini di carne cruda con formaggio fresco e salsa all' Aceto Balsamico



Senza rendermene conto questo mese l’ho dedicato alla scoperta dell’Emilia Romagna: Bologna, Modena e Parma, e i loro sapori, quindi, si riflettono anche qui, sul blog! Ovviamente l’incontro con l’Aceto Balsamico di Modena è stato folgorante! Ve le immaginate quelle botti colme di liquido denso, schive e tranquille nell’ombra dell’acetaia...Sembrano, e sono, residui di un tempo antico, di processi lenti, di legni profumati...di persone che sanno aspettare, pazienti, un nettare scuro e meraviglioso con cui riempire bellissime ampolle.
Io, come sempre, ho portato il sapore del Balsamico nella mia cucina...(e cosa c’è di più piemontese che la carne cruda??). Questi fagottini sono un antipasto freddo, ma nonostante la stagione, si adattano ad aprire con grazia un bel pranzo.

lunedì 24 febbraio 2014

Ciambella Angelica al Cioccolato Fondente



Gitarola bolognese! Il mio principale obiettivo era salire in cima alla Torre degli Asinelli (e sapere cosa vede un augelletto bolognese capace di svolazzare a 100 mt dal suolo). Poi, dopo, la celestiale ascesa, sono riuscita a mangiarmi anche un bel piattone di Tortelli con zucca e amaretto, e a fare un salto in libreria: non potevo tornare a casa senza questo grande classico “Pane e Roba dolce” delle sorelle Simili. Il giorno successivo già impastavo la ciambellosa delizia (LIBERAMENTE ispirata alle due gemelle fornaie bolognesi), che, se volete, ha un unico difetto: le dosi sono adatte a una famiglia in cui siano presenti almeno quattro adolescenti affamati. Essendo solo in due, io e la dolce metà (e non adolescenti), abbiamo fatto colazione e merenda con la brioche angelicata per una settimana circa, o forse di più (l’uomo di casa implora mousse, chantilly, tiramisù e la chiusura del forno, ma io simulo sordità). Insomma, per un dolce abbondante dimezzate le dosi, per un dolce gigante lasciatele così.

giovedì 20 febbraio 2014

Crema Bianca di Rape e Amaranto Pop




“Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni. Pensa che in un albero c'è un violino d'amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita. Te l'ho già detto: i poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.”
Alda Merini “L’anima innamorata”

Esiste il Comfort food, ed esiste il Comfort book. Cosa sarebbe la pancia piena senza il pensiero che siamo alberi che camminano, che siamo sogni in movimento? Questo post è entrambe le cose: una poesia potente e visionaria e una semplicissima crema che unisce due presìdi slow food particolarmente simpatici, le rape di Caprauna (della val Tanaro, in provincia di Cuneo) e i granellini scoppiati dell’Amaranto coltivato nella valle di Téhuacan in Messico.

Ingredienti:
-500 gr di rape bianche (di Caprauna)
-400 ml di brodo vegetale
-250 gr di patate
-20 gr di burro
-sale fino q.b

Procedimento:
-Per prima cosa fare l’amaranto pop: utilizzate una pentola dal fondo spesso (non antiaderente) e dai bordi alti. Non sarà necessario aggiungere olio o altre sostanze grasse. Sarà sufficiente scaldare per qualche minuto la pentola vuota, poi rovesciarvi un solo cucchiaio per volta di amaranto. Se la temperatura è quella giusta otterrete quasi immediatamente dei microscopici granellini scoppiati e bianchi. Data, appunto, la piccolezza dell’amaranto non pensate di coprire tutto con coperchio come si fa per i pop-corn. Lo “scoppiettamento” qui è praticamente immediato, quindi roteate un poco la pentola sul fornello e trasferite l’amaranto pop su un piatto per farlo raffreddare. Se volete farne un po’ di più potete conservare tranquillamente l’amaranto scoppiato in un barattolo e utilizzarlo all’occorrenza. L’amaranto crudo ha un odore particolarmente forte e pungente, trasformandolo in fiocchi libererà invece un fragrante aroma di nocciola tostata.
-Lavate e pelate rape e patate. Poi tagliatele a pezzi regolari e cuocete il tutto in una vaporiera per 20 minuti. Trasferite rape e patate in una pentola e coprite il tutto con buon brodo vegetale caldo. Aggiungete il burro e aggiustate di sale secondo i gusti. Portate a bollore, frullate il composto con un mixer a immersione (o se preferite passatelo al passaverdura).
- Servire in fondine calde completando con amaranto pop.

venerdì 14 febbraio 2014

Le farfalle (biscottate) dei Nabokov



San Valentino: cuori, e dolci tenerezze in ogni dove. A me è venuta in mente una delle coppie più belle, affiatate e luminose della storia della letteratura: i Nabokov. Tutti, o quasi, conoscono lui, Vladimir, come l’autore del celeberrimo romanzo Lolita (1955), dal quale Kubrick trasse nel 1962 l’omonimo capolavoro. Ma lo straordinario scrittore di origine russa aveva una straordinaria moglie, Vera, senza la quale la vita prima, e la sua opera poi, non avrebbero raggiunto i vertici di perfezione che hanno toccato. I due si erano conosciuti nel tardo pomeriggio di un giorno di primavera a Berlino, durante un ballo in maschera (1923). Dopo pochi giorni lui parte per la Francia, ma gli occhi azzurri di Vera, dietro la maschera di raso nero, gli sono rimasti impressi. Laggiù, mentre lavora come bracciante, dice che una falena gli è volata nell’orecchio, ricordandogli di lei...Vera ha già scritto tre volte, ma lui, neanche una parola. Ha rotto da qualche mese il fidanzamento con quella che credeva essere la donna della sua vita: la diciottenne Svetlana Siewert. Ma il ricordo degli occhi di Vera possono quel che dozzine di poesie disperate, e viaggi per l’Europa non avevano saputo lenire e curare. Vladimir, finalmente risponde. E lo fa con una lettera che è una dichiarazione d’amore per la vita:

"Non lo nascondo: sono così disabituato all’idea della gente – ti prego, capiscimi -così disabituato, che i primi minuti del nostro incontro mi sembravano uno scherzo, un travestimento ingannevole... Ci sono cose di cui è difficile parlare: si scuote il loro meraviglioso polline toccandole con le parole...Sì, ho bisogno di te, del mio racconto di fate. Perchè tu sei l’unica persona a cui posso parlare del grido di una nuvola, del canto di un pensiero e del fatto che quando oggi sono andato a lavorare e ho visto ogni girasole in faccia, mi hanno sorriso anche con i loro semi."

Vladimir abbandonerà presto il progetto di cambiare continente e trasferirsi in Africa. Vera lo riporta a Berlino e due anni dopo saranno marito e moglie. Vera rimarrà sempre il personale, magico “racconto di fate” di Vladimir. Una poesia che illumina il quotidiano, ispira e nutre la sua scrittura. Una poesia che non tutti comprendono e approvano (d’altronde, non tutti credono alle fate, no?). Ma loro vivranno imperterriti il loro incredibile sodalizio per tutta la vita. Nel primo romanzo in inglese di Vladimir, un sibillino personaggio dice: “C’è solo un vero numero: uno”. E infatti i Nabokov appaiono e scompaiono sul teatro del mondo in coppia. La maggior parte delle persone non ha mai visto lui senza di lei. Erano inseparabili, le loro frasi si fondono nella realtà come nella pagina scritta: tenevano un diario insieme, le loro calligrafie (rabbia dei biografi) invadono l’una gli appunti dell’altro sino a confondersi persino nella firma, identica per entrambi (V. N). Lavoravano insieme (lui insegnava letteratura russa e lei era la sua assistente a Ithaca), insieme amavano e vivevano la letteratura, insieme giocavano a scacchi e insieme andavano a caccia di farfalle.*

lunedì 10 febbraio 2014

Pane con Mirtilli Rossi e Stilton di Paul Hollywood



Sono innamorata del pane. Del colore della farina. Della magia e della forza del lievito. Del gesto lento dell’impastare. Dell’attesa durante la lievitazione. Del calore del forno acceso. Del profumo che il pane cuocendo regala alla casa. Della sua forma tonda, e persino delle sue briciole (mi viene sempre in mente Pollicino e il suo sentiero nel bosco).
A dire la verità sono anche innamorata dell’odore che certi giorni ha la libreria della stazione di Porta Nuova (Torino). Sarebbe una bugia dire che ci entro solo per questo odore, che è un misto tra la carta e il croissant alla crema...ma la scorsa settimana mi sono convinta che tutto quel voluttuoso profumo non poteva avere che un’origine: il libro “La magia del forno” di Paul Hollywood. Così me lo sono portato a casa. Immediatamente!
Ah...Hollywood è lo stesso bellimbusto dagli occhi di ghiaccio che si vede su Real Time come giudice di Bake off UK (format internazionale su aspiranti pasticceri o sulla pasticceria casalinga? Non l’ho capito). Tenendo presente che la versione UK è moolto più simpatica e furba di quella italiana il sig. Paul non è un’improvvisato prodotto televisivo: figlio di un fornaio ha gestito per anni un suo negozio, specializzandosi poi nella panificazione per ristoranti di alto livello. La sua trentennale esperienza è tutta racchiusa in questo bel libro di 120 ricette (dolci e salate) fotografate passo a passo, e soprattutto “non integraliste” (cioè ci sono spiegazioni per chi è alle prime armi, ci sono pani base con lievito di birra, con bicarbonato, e poi c'è anche una sezione intera sul lievito madre, infine le ricette dolci). Insomma c’è una bella infarinatura, generale ma professionale, sul mondo dei prodotti da forno (con un punto di vista principalmente anglosassone). E, cosa più importante, le sue ricette funzionano a meraviglia...farina, lievito, tempo, cura dei dettagli e il suo procedimento. Sono entusiasta!

mercoledì 5 febbraio 2014

Quatre-Quarts di Monet



Che cosa faceva Monet il 5 febbraio del 1883 verso 5 del pomeriggio? Dipingeva “Scogliera a Étretat al tramonto”, (North Carolina Museum of Art di Raleigh negli Stati Uniti). Come facciamo a saperlo? Lo ha scoperto Donald Olson, astrofisico della Texas State University, esperto in una curiosa disciplina definita“astronomia forense”, ovvero lo studio dell’astronomia per risolvere gli enigmi della storia e dell’arte. Nel 2012 Olson ha visitato la costa nei pressi di Étretat, nel nord della Francia, le cui impressionanti falesie sono state immortalate da Monet in numerosi quadri. Con l’aiuto di una riproduzione dell’opera del pittore, Olson ha individuato il punto esatto dove è stata realizzata. Quindi, utilizzando un software che simula un planetario e considerando la configurazione del cielo nel quadro, ha ristretto il periodo possibile tra il 3 e il 7 febbraio 1883. A questo punto, aiutato dall’epistolario di Monet (il 3 febbraio si trovava in un’altra zona, il 4 trascorse la giornata con il fratello), dal calendario delle maree (il 6 il livello dell’acqua non corrispondeva a quello riprodotto nel quadro) e dallo storico meteorologico (il 7 c’era tempesta), ha concluso che la celebre opera deve essere stata dipinta il proprio il 5 febbraio. E grazie all’altezza del sole rispetto alla caratteristica “aiguille”, lo sperone roccioso a largo della “falaise d’Aval”, si è potuta stabilire anche l’ora: le 16.53.*
Probabilmente questa data non è che un minuscolo tassello nella straordinaria vita di un uomo (intrecciata alle sue straordinarie opere), di cui già conosciamo molto... Ma quello che mi diverte di questo tipo di ricerche è l’investigazione “con il naso all’insù”, o meglio, l’uso del cielo come riferimento concreto (e non spirituale) nella vita di chi ci cammina sotto. Insomma, questo tipo di notizie mi fanno sorridere... E naturalmente ammiro gli abbinamenti insoliti, anche tra discipline, come astronomia e storia dell’arte! Detto questo cosa ho fatto subito dopo aver visto la foto del prof. Olson con i suoi studenti sulle scogliere della Normandia? Ho immaginato il sig. Monet intento a dipingere... Impegnatissimo nel rendere quella sfumatura di cielo e mare lievemente velati dalla luce aranciata del sole... E poi? Poi dopo tanta fatica una bella merenda con una fetta di burroso Quatre-Quarts!!

La ricetta è proprio sua, cioè di Monet!!! Lo sapevate che oltre ad essere un meraviglioso artista Monet era anche un amante dell’arte del ricevere? Con sua moglie Alice amavano coccolare gli ospiti (innumerevoli e illustri) di Giverny, tant’è che esiste un “carnet de cuisine de Monet”. Quindi, direttamente dalla sua deliziosa cucina, ecco le Quatre-Quarts de Monet.

La ricetta è semplicemente perfetta, chiara e ben spiegata. La riuscita del Quatre-Quarts è assicurata, ed è anche emozionante pensare che intorno allo stesso dolce genuino si riuniva la bella e numerosa (8 figli) famiglia dell’insuperato pittore.

domenica 2 febbraio 2014

Crêpes




2 febbraio: Candelora. Non c’è rivista, sito o blog francese che per l’occasione non pubblichi almeno una articolo con le indicazioni per fare crêpes perfette. Io, quindi, mi adeguo a questa tradizione di luce, purificazione e prosperità con una ricetta bellissima...un trampolino base per volteggiare con eleganza tra piatti di dorate crespelle che spaziano dall’antipasto al dolce. Pas si simple* dirà qualcuno...Ma per l’occasione c’è un video rapidissimo per farvi vedere in un minuto quel che si fatica a descrivere in 3.000 caratteri. Più facile a farsi che a dirsi...ci va solo un po’ di pratica...e la voglia di andare oltre al primo tentativo!

video

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