domenica 27 ottobre 2013

Barchette Fragranti con Cuore di Mango



Lo sapete perchè si dice “essere uno zimbello”?? In provenzale “cembel” era il fischio. Spesso gli uccellatori medievali utilizzavano un uccello prigioniero il cui fischio serviva da richiamo per attrarre altri uccelli e catturarli facilmente. Il “cembel” da richiamo era uno sprovveduto uccello usato come espediente.
Cosa c’entra tutto ciò con le barchette al cioccolato??? Niente, semplicemente in questi giorni io sono un mega zimbello (sprovveduta ed espediente, immaginatemi come un bel Titti giallo in gabbia), e alla fin fine anche i miei biscotti sono diventati lo zimbello della dispensa... Li chiamano “gli insolubili”... solo perché, poveretti, non hanno nulla da spartire con quei “mollaccioni” industriali che si sciolgono appena vedono un caffè latte...
Tzè, incompresi, gli zimbelli e i miei biscotti...

sabato 19 ottobre 2013

Boršč



Oggi questo piccolo quaderno di ricette compie 1 anno! (e io ne ho appena fatti 31)! Non festeggio con una torta, ma con qualcosa di più sostanzioso, caldo e corroborante: il Boršč. Perché? Perché è una ricetta di cui ho immaginato il sapore per lungo tempo, perché ha lo stesso colore delle emozioni e della vita, perché l’equilibrio dei suoi ingredienti è quello perfetto dei sogni che si realizzano, e alla fine anche perché è una ricetta tratta da “Le ricette degli Altri”, di Allan Bay, un libro meraviglioso che, come quasi tutto nella mia esistenza, io ho scoperto con grande ritardo... ma non importa...ci sono arrivata! E ora me lo gusto tutto, insieme tutti voi che mi fate compagnia da un anno!*

Constatato che ogni libro di cucina che ho in casa ha una sua personale visione de Boršč, (arricchita o meno con carni, fagioli o altre verdure), ho scelto questa semplicemente perché leggendola mi sembrava la più convincente! Il Boršč è un minestrone, quindi, anche se questa non fosse la vera ricetta russa codificata, è quella filtrata da un palato sopraffino...e mi basta.

*Una piccola nota famigliare: il Boršč è a base di Barbabietole Rosse, quelle fresche, dette anche rape rosse. Io ringrazio di cuore tre carissime Rape senza le quali tutto questo non avrebbe sfiorato i miei pensieri: mio fratello, Rapa ad honorem, che mi ha presa di peso (anche graficamente) per farmi aprire il blog, una sirenetta color caramello, Rapa per contiguità (che colma tutte le mie lacune “Social”), e la Rapa numero uno, quella più dolce, zucchero e succo della mia vita, che assaggia, commenta, e sostiene ogni mia idea, anche le più strampalate! Infine, grazie Mamma per tutte le rare delizie che coltivi nel tuo orticello montanaro, (quello di terra e quello dello spirito)...non potevo definire Rapa anche te, ma i legante di questo bel minestrone sei tu!
Raperonzola Betulla


Boršč di Allan Bay
Per 6. Sbollentate 200 g di pomodori, pelateli, privateli dei semi e tagliate la polpa a pezzi. Sbucciate e affettate sottilmente 300 g di barbabietole - ma quelle crude, non precotte, difficilissime da trovare -, 2 cipolle e due carote. Sciogliete 1 noce di burro in una casseruola, unite le verdure, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, 2 cucchiai di aceto e 1 cucchiaio di zucchero. Fate rosolare a fuoco a fuoco basso bagnando con poca acqua bollente se asciugasse troppo. Pelate 4 patate e tagliatele a cubetti. Mondate 150 g di cavolo e tagliatelo a listarelle. Aggiungete cavolo e patate al soffritto e proseguite la cottura per altri 20’. Coprite con brodo bollente, unite 1 foglia di alloro, regolate di sale e pepe e terminate la cottura quando tutte le verdure saranno ben tenere. In una terrina emulsionate 2 dl di panna con 2 cucchiai di succo di limone, unite 1 pizzico di sale e pepe e lasciate riposare la salsa per 1 ora sopra a un calorifero. Servite la minestra ben calda in piatti individuali con due cucchiaiate di panna acida ciascuno.

Tratto da: Allan Bay, "Le ricette degli altri" Scorribande fra piatti e sapori di tutto il mondo,  Milano, Feltrinelli, 2005, 15 euro, 280 pp.

giovedì 3 ottobre 2013

Torta della Chastelado (Segale, Fave, Mele e Porri)





“Chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo”
ha scritto Ivan Tresoldi sul parapetto della darsena di Milano. La sua romantica, folgorante e poetica scritta mi è venuta in mente quando ho letto sul blog di Virginia (Lo Spilucchino) del contest “Io non Mangio da solo” nato per aiutare aiutare Progetto Mondo Mlal, un’ONG che dal 1996 lavora in Africa e in America Latina con programmi di salute materna e infantile e con progetti di sicurezza alimentare per assicurare a bambini e giovani in difficoltà un futuro migliore (per approfondire qui).
Il tema sono i Cereali, e l’idea (già collaudata l’anno scorso) è quella di usare le migliori ricette che parteciperanno al contest per creare un calendario e un’agenda per il 2014, la cui vendita andrà interamente a finanziare i programmi della ONG.
Io ho deciso di rifare (con qualche variante) una ricetta antica, tipica della valle Varaita (Cuneo). Si chiama torta, ma in realtà è una specie di focaccia povera (salata) a base di segale (un cereale che è stato importantissimo per l’economia delle vallate alpine). Il suo sapore è molto particolare, rustico e curioso allo stesso tempo. Forse un po’ lontana dai nostri gusti, ma indubbiamente la Torta de la Chastelado* merita di essere assaggiata almeno una volta servita tiepida come accompagnamento a un bel tagliere di formaggi stagionati e salumi.
Che dire? Spero che tutti questi semini/ricette facciano davvero fiorire un sorriso in quella parte di cielo in cui il cibo non è un divertimento di lusso, ma un’assenza costante, dolorosa e straziante.

*la Chastelado, o Castellata, era appunto la parte superiore della valle.

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