sabato 27 aprile 2013

Libum Catoniano con sciroppo d'Acero, ovvero...se i romani avessero scoperto l'America



E se gli antichi romani avessero scoperto l’America???
Non mi sento Giacobbo... Ma a furia di leggere stranezze mi è preso il tarlo delle ipotesi, della Storia fatta di se, e degli azzardi! Qualche tempo fa mi sono messa in testa di rifare il Libum, una antica focaccia rituale romana... Così mi sono documentata un po’ : ho cercato ricette, immagini e consigli. Tutto si riduceva però ad una variante dell’originale: «Non è scritto, ma io ho fatto così», «Secondo me ci va anche il lievito, e questo e quello », «Io ho cambiato il procedimento, la forma, i tempi ». Alla fine mi sono stufata di questo gran fiorire di strambe personalizzazioni non dichiarate: ho preso direttamente il De Agricultura del signor Marco Porcio Catone e ho seguito le sue indicazioni. Alla lettera, parola dopo parola. Il risultato è stato sorprendente: per prima cosa perché la ricetta è perfetta (chiara e semplice), e poi per il sapore della focaccia vicinissimo ai nostri gusti nonostante i circa 2173 anni che ci separano da chi l’ha scritta. È bastato leggere bene l’originale per capire che le dosi e le proporzioni riportate da Catone (due libbre di formaggio e una di farina + un uovo) hanno un senso solo se si tiene in considerazione il metodo di cottura: sub testu. Cioè sotto il coppo (che si usa ancora in molte tradizioni regionali italiane). Insomma, questa focaccia non è un lievitato da cuocere in un forno come lo intendiamo modernamente, ma un impasto sottile da cuocere su un piano riscaldato e coperto (come si fa per il chapati indiano per capirci, oppure come le piadine, che probabilmente ne sono le più dirette discendenti)! Ah, dimenticavo: Catone descrive qui un libum sacrificale da offrire agli Dei, quindi non menziona aggiunte, né sale, né miele, né materie grasse per la cottura... Ma, dato che i palati umani son più sottili ed esigenti nulla vi vieta di “condire” a piacere il divino alimento... E spingervi in curiosi abbinamenti e divagamenti (storici e alimentari). Alla fine sono sicura, se gli antichi romani avessero scoperto l’America, da Starbucks troveremmo Libum con sciroppo d’Acero... Altro che pancakes!!!

martedì 23 aprile 2013

Frittata di s-ciupèt, Quinoa e Malva

Piatto Studio Potter Peveragno

In questo periodo, nei prati di montagna, si vedono spesso delle persone chine a raccogliere erbe spontanee. Le più simpatiche sono certe signore anzianotte che raccolgono tarassachi ed erbette mettendoli direttamente nel grembiule che tengono legato in vita. Alzano i due lembi davanti e si ritrovano con un comodo marsupio per portare a casa i vegetali. Le insalate, le frittate e i risotti di questo mese hanno un sapore tutto speciale...un sapore di primavera, di risvegli, di germogli e di verde. Quindi ecco una frittatina che si fa dalle mie parti...il sapore caratteristico è dato dagli S-ciupét (che sono i germogli di una pianta di campo che in italiano si chiama Stridolo e latino Silene Inflata)*; io poi ci ho aggiunto la Quinoa e due cucchiaiate di petali di malva (secchi, perché ovviamente non sono ancora fioriti). Ah, dimenticavo...in Piemonte la frittata si mangia con qualche goccia di un buon aceto di vino rosso: una delizia...Provare per credere.

lunedì 22 aprile 2013

A Fuoco lento, Storie di ordinaria disabilità, ricette per l'inclusione sociale.

A fuoco lento, Storie di ordinaria disabilità, ricette per l’inclusione sociale, 
AltraEconomia Editore, Milano 2012, pp.112, 8 euro.
Disponibile presso le Botteghe del commercio equo e solidale.

Una ricetta non è mai un semplice elenco di ingredienti e procedimenti. Una ricetta è la storia di chi te l’ha insegnata, di chi mette insieme l’occorrente per farla, di chi la prepara e di chi la mangia. Una ricetta di cucina è una storia, che, meglio di altre narrazioni, si presta ad accogliere e a divagare in altre storie. Partendo da un incontro con Clara Sereni, autrice del romanzo “Passami il Sale” (BUR, 2004), in cui la disabilità è vista in modo molto concreto e lucido, gli operatori del centro culturale “Come un Albero” di Roma hanno pensato alla cucina come occasione di incontro e dialogo sul tema della disabilità intellettiva. Hanno quindi hanno invitato i genitori di ragazzi con disabilità a preparare una ricetta negli spazi del centro culturale. Gli appuntamenti sono così diventati un misto di ricette culinarie e “ricette di vita”. Tra teglie imburrate, dosi, forni, trucchi, patate, e formaggi, i confronti su cose come “tu ci metti la cipolla?” hanno innescato confronti/racconti sull’esperienza con il proprio figlio. 

venerdì 19 aprile 2013

Tartellette di Mele al profumo di Cedro



Piatto Studio Potter Peveragno
Partiamo da un bel cestino di mele gialle con in mezzo un cedro cicciottello. Li ho guardati per un po’, poi mi sono detta: perché non provare a fondere una delle eccellenze piemontesi* con l’essenza agrumata del sud? Detto fatto, mi sono messa a fare questa marmellata di mele e cedro, armonia graziosa di gialli e di caratteri...che poi è diventata una tartelletta golosa.

martedì 16 aprile 2013

La Vincitrice del Sorteggio di un Omaggio è....

Si aggiudica il Cahier de Cuisine parigino il commento N.26, che ha lasciato Valentine di Experimental Cook!!! Se mi scrivi privatamente il tuo indirizzo procedo con la spedizione del Quaderno!!!!
Grazie a tutti quelli che si sono iscritti e si sono uniti al mio blog...Spero che continuerete a leggermi...io sono felice di aver incontrato tante persone interessanti e curiose!!
Un abbraccio grande...
Betulla

domenica 14 aprile 2013

Giornata di Fiori

Domenica di verde, ossigeno, colline, chiacchiere e fiorellini...spero che la vostra giornata sia stata bella come la mia, è primavera (finalmente!).
Comunicazione di Servizio: Ancora 24 h di tempo per iscrivervi al mio Sorteggio Omaggio, e diventare Lettori Fissi!! Lunedì sera scadono le iscrizioni e martedì pomeriggio vi farò sapere il nome del fortunato che avrà Cahier (a ogni commento è stato assegnato un numero progressivo). Che dire...vorrei regalarne uno a tutti voi che mi avete letto, commentato e scritto parole bellissime...Accontentatevi dell'intenzione, e di un unico vincitore!

venerdì 12 aprile 2013

Terrina di Coniglio con Aceto ai Lamponi



Una delle mie fisse degli ultimi mesi è lo studio delle piante officinali. “Le erbette”, come le chiamo io, hanno un giorno tutto dedicato a loro. Ogni sabato mattina, armata di zainetto, e pazienza prendo un treno tossicchiante verso un mondo incredibile: aromi, botanica, essenze, classificazione, usi, pericoli, coltivazione delle erbe. Questo per dire che da quando per me le erbette non stanno più soltanto nelle tisane, cerco di imparare il loro nome e cognome, cerco di conoscerle, riconoscerle, incontrarle (e magari usarle in cucina). Poi però, dato che sono una inguaribile curiosa, vado a leggermi le schede botaniche di ogni piantina (che è un po’ come andare a ficcanasare su un facebook dei vegetali). Si scoprono cose meravigliose e bizzarre (che aiutano anche a ricordarsi di loro). Un esempio??? Il lampone, comunissimo e delizioso, ha un nome scientifico affascinante: Rubus idæus. Bhe, rubus, chiaramente dal latino ruber, cioè rosso, il colore dei frutti. Ma quell’idæus??

martedì 9 aprile 2013

Marmellata di Cedro dal libro "Sotto Vetro" di G. Montecucco Rogledi



Coppetta  Studio Potter Peveragno
Mi piacciono i libri bacucchi, sgangherati e consumati dall’uso! Questo se ne stava quatto quatto nascosto nella dispensa della mia mamma. Di solito svernava tra i barattoli di conserva, pronto a sbucare a primavera, o comunque per la prima marmellata di fragole. Invece quest’anno sono andata a stanarlo in largo anticipo: ho ricevuto in dono tre bellissimi cedri, e mi sono messa in testa di conservare un po’ di tanta meraviglia. Così ho passato in rassegna non so quanti libri, ho trovato mille ricette di confetture, ma non una di cedro puro. Alla fine mi sono ricordata di questo “vecchietto” in letargo e sono andata a sfogliarlo. Il risultato è questa deliziosa e (un po’ betullizzata) marmellata di cedro (la ricetta si trova qua e là anche in rete, ma aimé quasi nessuno riporta il nome dell’autrice di questo piccolo capolavoro di libro). Se lo cercate attentamente lo troverete facilmente sui siti di libri usati, in qualche biblioteca, o tra i libri di cucina delle vostre mamme/ziette.

giovedì 4 aprile 2013

Pizzelle (o Ferratelle, Neole, Cancelle o Ciarancelle) Abruzzesi



Altro dolcetto abruzzese (dopo il Parrozzo di qualche mese fa). Altro dolcetto abruzzese poverissimo: farina, olio, zucchero. Eppure sapore impagabile...e leggerezza (sarà per questo che si chiamano anche Neole, cioè nuvole?), e profumo che riempie la cucina, e croccantezza che dura per giorni e giorni (anche 15 o 20 se conservate in una scatola di latta ben chiusa). Da dove comincio? Da quando i ferri per pizzelle si aprivano come una tenaglia e avevano bracci lunghissimi per cuocere i dolci direttamente sul fuoco del camino? Da un ferro antico ritrovato in un sottoscala con incise le iniziali della famiglia? Da una nonna, che pur di avere le pizzelle il giorno del suo matrimonio (era l’ottobre del 1945) ha accumulato uova nella paglia per 4 mesi? O dalla ormai numerosa (e dispersa) famiglia divisa in due fazioni: quelli che fanno le pizzelle come hanno imparato a farle più di 80 anni fa...e quelli che hanno ammodernato la ricetta, avvicinandola ai gusti moderni?? Bhe, chiariamo subito, io faccio parte dei moderni...per cui la ricetta di oggi NON è la stessa ricetta fatta sulle colline di Pescara nell’ottocento. É un suo aggiustamento! Microscopico come un semino di vaniglia, come una punta di lievito e una grattata di scorza di limone, ma pur sempre una variazione. (Per cui, se siete integralisti togliete questi tre ingredienti).
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